Hai depositato il tuo marchio quasi dieci anni fa. Da allora è rimasto in cassaforte, con il suo numero e la sua data, e non ti ha chiesto niente. Adesso ti chiede una cosa sola: il rinnovo, prima di una data. Ti ricordi quale?
Il rinnovo del marchio si deposita prima della scadenza dei dieci anni e conferma il marchio per altri dieci. È il passaggio più semplice della vita di un marchio: nessun esame, nessun avversario, solo una data. Per questo è il più facile da mancare.
Dieci anni, che partono da prima di quanto pensi
La protezione di un marchio, italiano o europeo, dura dieci anni. Il conto non parte dal giorno in cui hai ricevuto il certificato: parte dalla data di deposito della domanda. Se tra deposito e concessione sono passati mesi, quei mesi li hai già consumati senza accorgertene.
La notizia buona è che il rinnovo non ha limiti. Si rinnova di decennio in decennio, all'infinito. Macchinari, brevetti, software: tutto il resto si consuma o scade per legge. Il nome no, se il rinnovo arriva in tempo.
Quando si deposita il rinnovo del marchio
Prima della scadenza. In Italia la domanda si può presentare già nell'ultimo anno di validità; per il marchio europeo la finestra si apre nei mesi immediatamente precedenti. Aspettare l'ultimo giorno non serve e non conviene.
Se la scadenza passa, in Italia come in Europa hai ancora sei mesi di mora, in cui puoi rinnovare pagando una sovrattassa oltre alla tassa di rinnovo. Sugli importi verifica le tariffe correnti di UIBM ed EUIPO: cambiano nel tempo, e le tabelle che trovi online invecchiano male.
Passati anche i sei mesi, il diritto si estingue. Non c'è una procedura di recupero, non c'è un ricorso. Il nome torna libero, per chiunque.
Cosa perdi se lo lasci scadere
«Lo rideposito.» È la prima cosa che viene in mente, e non funziona come sembra. Ridepositare un marchio scaduto vuol dire ripartire da zero: nuova domanda, nuova data, nessuna anteriorità. I dieci o venti anni di diritto che avevi accumulato non passano al nuovo deposito. E nel frattempo può essersi messo in mezzo chiunque: un concorrente che ha depositato un segno simile dopo la tua scadenza oggi è lui quello anteriore, e può opporsi alla tua nuova domanda. Sul tuo nome.
Facciamo un esempio: rinnovi ogni anno capannone, certificazioni e contratti, e il marchio, depositato vent'anni fa, scade in silenzio. Qualcuno lo deposita poche settimane dopo la fine della mora. L'insegna, le etichette, il nome con cui i clienti ti cercano da vent'anni: da quel giorno sono di un altro, per legge. Non ti ha attaccato nessuno. Mancava una riga in agenda.
Il rinnovo non è una fotocopia
Il rinnovo conferma il marchio così com'è: stesso segno, stesse classi. Ma la tua impresa, in dieci anni, è cambiata. Hai aggiunto una linea di prodotti, aperto un e-commerce, cominciato a esportare? Il rinnovo protegge quello che avevi dichiarato allora, non quello che vendi oggi.
Per questo conviene trattarlo come un tagliando. Prima si guarda se le classi coprono ancora quello che vendi. Poi si vede se le novità chiedono un deposito nuovo. Se qualche classe non ti serve più, si rinnovano solo quelle che contano: si chiama rinnovo parziale. La tassa si paga comunque; tanto vale pagarla per una protezione che corrisponde all'impresa vera.
Chi tiene la data
Dieci anni sono troppi per un promemoria: chi lo legge, quel giorno? Nel frattempo cambiano i gestionali, le persone, le caselle email, a volte la società stessa. E l'avviso dell'ufficio, quando arriva, è una cortesia di cui nessuno risponde se manca. La scadenza è tua, e di nessun altro.
Per questo una data così sta in uno scadenzario, non in un'agenda: uno scadenzario tenuto da chi lo fa di mestiere. È la prima domanda da fare a chi ti propone un servizio di sorveglianza e rinnovo del marchio: la scadenza la tiene lui, oltre a guardare chi si avvicina troppo al tuo nome?
Una cosa, intanto, la puoi fare da solo. Prendi il certificato, leggi la data di deposito, aggiungi dieci anni: quella è la tua scadenza. Scrivila dove qualcuno la leggerà, quel giorno.
Domande frequenti
Ogni dieci anni, e il conto parte dalla data di deposito della domanda, non dalla concessione. Il rinnovo non ha limiti: si può ripetere di decennio in decennio, all'infinito. È questo che rende il marchio l'unico asset d'impresa che può durare per sempre.
Sì, ma solo entro il periodo di mora di sei mesi successivi alla scadenza, pagando una sovrattassa oltre alla tassa di rinnovo. Passati anche quei sei mesi, il diritto si estingue definitivamente e il nome torna disponibile per chiunque.
Il marchio perde efficacia e il segno torna libero. Ridepositarlo significa ripartire da zero: nuova data, nessuna anteriorità, e chiunque abbia depositato un segno simile nel frattempo diventa anteriore rispetto a te. In pratica perdi anni di diritti accumulati, non una pratica.
La tassa dipende dal sistema (UIBM o EUIPO) e dal numero di classi che rinnovi; nel periodo di mora si aggiunge una sovrattassa. Gli importi cambiano nel tempo: verifica sempre le tariffe correnti sui siti ufficiali. Il costo vero, comunque, non è la tassa: è la scadenza non presidiata.
No. Puoi rinnovare solo le classi che ti servono ancora: si chiama rinnovo parziale. Per questo il rinnovo è il momento giusto per un controllo: se l'attività è cambiata, alcune classi possono essere lasciate cadere e le novità possono richiedere un deposito aggiuntivo.
Chi presidia la scadenza del tuo marchio?
La Sorveglianza include lo scadenzario del tuo marchio: ti avvisiamo noi quando si apre la finestra di rinnovo e gestiamo il deposito. Il nome resta tuo, decennio dopo decennio.
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