Chi cerca "come registrare un marchio" di solito cerca un modulo. Il modulo c'è, ed è il passo 4 di 6: il più facile, e quello che conta meno. Nei tre passi che vengono prima, un marchio diventa tuo o smette di poterlo diventare. In quelli che vengono dopo, resta tuo.
La procedura per l'Italia: prima la ricerca di anteriorità, poi i requisiti del nome, poi le classi. Solo a quel punto il deposito. Poi l'esame con la pubblicazione e la finestra di opposizione, e la fase in cui il marchio va tenuto. Se hai fretta, leggi il passo 1 e il passo 3: sono quelli dove un marchio si perde senza accorgersene.
Passo 1. La ricerca di anteriorità: il controllo che l'ufficio non fa
Prima di innamorarti del nome, verifica che sia libero. L'UIBM non esegue ricerche di anteriorità d'ufficio: se depositi un marchio identico o simile a uno già registrato, l'ufficio lo accetta lo stesso. Te ne accorgi dopo, quando se ne accorge il titolare del marchio anteriore. E a quel punto non hai un marchio: hai un contenzioso.
Libero su Google vuol dire libero? No. Il dominio disponibile e il profilo social senza omonimi dicono che online quel nome non lo usa nessuno, e basta. I diritti stanno negli archivi degli uffici marchi, e si controllano lì.
La ricerca che serve non si ferma ai marchi identici: copre i simili fonetici e visivi, nei settori uguali e in quelli affini. Un nome che si scrive in un altro modo e si pronuncia allo stesso modo, per un archivio è un altro marchio. Per chi lo possiede, e per chi giudica, è lo stesso. È il passo che decide tutti gli altri, e va fatto prima del logo, prima del dominio, prima delle etichette.
Passo 2. Il nome deve reggere: nuovo, distintivo, lecito
Un marchio, per essere registrato e soprattutto per essere difeso, deve avere requisiti precisi: dev'essere nuovo (il passo 1 serve a questo), distintivo e lecito. Il punto dove cadono in tanti è la distintività. Il nome che descrive quello che fai, bello in pubblicità e comodo da spiegare, è il più debole in diritto. Un marchio descrittivo può essere rifiutato, e anche se passa resta attaccabile per sempre.
Il nome che hai in mente dice quello che vendi? Un forno che si chiama "Pane Caldo", per esempio: lo possono dire tutti, e un nome che serve a tutti i forni non può diventare di uno solo. In pubblicità funziona. Sul registro, no.
Un nome geografico che non regge come marchio di una sola impresa può reggere come marchio collettivo di un'associazione di produttori: come, e a quali condizioni, sta nella guida.
Qui si decide se stai registrando un asset o un certificato di carta.
Passo 3. Le classi: dichiara dove il nome è tuo
Il marchio non si registra "in generale": si registra per le classi di Nizza che dichiari, cioè per i prodotti e i servizi che copri. Classi sbagliate significano protezione sbagliata: il nome è tuo dove non lavori e libero dove fatturi.
Cosa vendi oggi, e cosa venderai domani? La scelta si fa su questo, sull'attività com'è e su quella che già prevedi. E va scritta bene: conta anche come è formulato l'elenco, perché è quell'elenco, e non l'idea che hai in testa, a dire dove il nome è tuo.
Passo 4. Il deposito: finalmente il modulo
Solo ora si compila la domanda. Il deposito per un marchio italiano si fa presso l'UIBM, in via telematica o tramite Camera di Commercio: dati del titolare, rappresentazione del segno, elenco delle classi, pagamento delle tasse. È il passo più breve, perché tutto quello che serve per compilarlo l'hai deciso nei tre precedenti: il nome, il segno, l'elenco. Si compila in un pomeriggio, senza tornare indietro.
Per gli importi rimanda sempre alle tariffe correnti UIBM: cambiano, e le trovi nella nostra guida a quanto costa registrare un marchio insieme a tutte le altre voci.
Se il deposito è UE o internazionale, una parte di queste spese può rientrare in un bando marchi: quali, e cosa avere pronto, nella guida.
La data di deposito è la data che conta: da lì decorrono i dieci anni di protezione, e da lì si misura chi è arrivato prima. Segnatela in agenda, insieme alla scadenza.
Passo 5. Esame, pubblicazione e i tre mesi di opposizione
Dopo il deposito l'ufficio esamina la domanda sui requisiti formali e sugli impedimenti assoluti, non sulla somiglianza con marchi altrui. Poi il marchio viene pubblicato, e si apre la finestra in cui chi vanta un diritto anteriore può presentare opposizione. È qui che le scorciatoie dei passi 1 e 2 presentano il conto. La ricerca del passo 1 serve a non arrivarci.
Mettiamo che un'impresa depositi da sola, senza ricerca: nome libero a prima vista, modulo compilato in un pomeriggio. Alla pubblicazione arriva l'opposizione di un'azienda con un marchio simile registrato da anni. Esito: domanda persa, tasse perse, e l'insegna da rifare prima ancora di aver iniziato a vendere.
Se quell'insegna potrebbe essere la tua, controlla il nome prima del deposito. È il lavoro che facciamo sui marchi a Latina, dove siamo, e su quelli di ogni altra città.
Se nessuno si oppone e l'esame va a buon fine, arriva la registrazione. I tempi complessivi si misurano in mesi, non in settimane. Ma la protezione, una volta concessa, retroagisce alla data di deposito: chi ha depositato prima ha vinto, anche se il certificato arriva dopo.
Passo 6. Registrato non è finito
Il certificato non chiude la procedura: apre la fase in cui il marchio va tenuto. Chi ti avvisa se un concorrente deposita un nome confondibile con il tuo? Nessun ufficio. Serve la sorveglianza, perché la finestra di opposizione vale anche a tuo favore, ma solo se te ne accorgi in tempo.
E ogni dieci anni c'è il rinnovo, da segnare in agenda il giorno stesso del deposito. Un marchio non rinnovato decade, e il nome torna libero per chiunque, compreso chi lo aspettava.
Questa è la procedura: sei passi, di cui uno solo è un modulo. Il modulo è il passo 4. Gli altri cinque decidono se il marchio resta tuo.
Domande frequenti
Diversi mesi: la domanda passa per esame, pubblicazione e la finestra di opposizione prima della concessione. La cosa importante è che la protezione, una volta concessa, retroagisce alla data di deposito: chi deposita prima vince, anche se il certificato arriva dopo.
No. L'ufficio esamina i requisiti formali e gli impedimenti assoluti, ma non verifica la somiglianza con marchi già registrati. Un marchio identico a uno esistente viene depositato senza obiezioni, e contestato dopo dal titolare del diritto anteriore. La ricerca di anteriorità è a tuo carico.
La legge lo consente. Il rischio non è sbagliare il modulo. È saltare i passi che il modulo non chiede: ricerca di anteriorità, verifica di distintività, scelta delle classi. Sono i passi che decidono se il titolo reggerà alla prima contestazione.
I diritti decorrono dalla data di deposito, non dalla concessione: è quella data che stabilisce chi è arrivato prima. La protezione dura dieci anni dal deposito ed è rinnovabile indefinitamente.
No: la tutela è territoriale. Il marchio italiano protegge in Italia. Se vendi o venderai in altri Paesi dell'Unione, la strada è il marchio europeo presso EUIPO, che copre i 27 Stati membri con un'unica domanda.
Vuoi registrare il tuo marchio partendo dal passo giusto?
Partiamo dal passo 1, non dal modulo: ricerca di anteriorità, studio di distintività e classi giuste, con la supervisione legale dell'Avv. Finotti. Poi depositiamo.
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